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Mostra “KLIMT E L’ARTE ITALIANA”

8 Luglio 2023 - 14 Luglio 2023
Gratuito

Da un’idea di Vittorio Sgarbi, padrino anche al festival di Art Nouveau week proponiamo la visita guidata alla grande mostra:

KLIMT E L’ARTE ITALIANA

a cura di Beatrice Avanzi
Mart Rovereto 16 marzo — 27 agosto 2023

Al Mart eccezionalmente riuniti i due capolavori “italiani” di Klimt: Giuditta II e Le tre età della donna. Appartenenti a due tra le maggiori collezioni pubbliche, testimoniano il passaggio e l’eredità spirituale del maestro viennese in Italia. Attorno a questo irripetibile binomio si sviluppa la prima mostra sull’influenza di Klimt sui grandi maestri del primo novecento, come Felice Casorati, Adolfo Wildt, Vittorio Zecchin, Luigi Bonazza.

 

Tu hai affascinato molti occhi In un sonno pieno di sogni
Felice Casorati

 

INGRESSI
Orari mart-dom 10.00-18.00
ven 10.00-21.00
lunedì chiuso

Tariffe
Intero 15 Euro
Ridotto 10 Euro
Gratuito fino ai 14 anni e persone con disabilità

 

La mostra

Come descrive la curatrice Beatrice Avanzi nel saggio che accompagna la mostra: le opere di Klimt «sono preziosi “mosaici dipinti”, risplendenti nella ricchezza di sfondi dove frammenti d’oro, volute, motivi vegetali, elementi decorativi simili a murrine o pietre preziose convivono con figure di crudo naturalismo, ormai prossimo all’espressionismo, senza contraddizioni perché vive in un tempo eterno». […] La Giuditta II è «immagine di scandalosa bellezza, fulgida incarnazione di seduzione e morte» mentre le Le tre età della donna, tra i più celebri capolavori del periodo aureo, «è la rappresentazione, allo stesso tempo impietosa e profondamente poetica, del ciclo della vita, nel suo scorrere dalla grazia della maternità al decadimento della vecchiaia, su uno sfondo, potentemente evocativo, di particelle realizzate in foglia di platino».

Eccezionalmente insieme a Rovereto, i due capolavori costituiscono il perno attorno al quale ruota Klimt e l’arte italiana, dal 15 marzo al 18 giugno 2023.

Il progetto analizza, per la prima volta in modo esaustivo, l’attività di pittori e scultori italiani il cui lavoro fu ispirato da quello di Gustav Klimt e dalla Secessione. Quasi magico e circoscritto nel tempo, questo momento della storia dell’arte si discosta dalle grandi e più note correnti, come le Avanguardie, e precede il Ritorno all’Ordine e le tendenze post belliche.

Attraverso circa 200 opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, il Mart illustra un panorama vario e complesso, nel quale discipline diverse – dalla pittura alle arti decorative – convivono sotto il segno di un riconoscibile gusto sontuoso, seduttivo e decadente.

La mostra presenta circa 40 artisti tra cui i pittori attivi a Venezia, come Vittorio Zecchin il cosiddetto “Klimt italiano”; o i giovani “dissidenti” di Ca’ Pesaro, come Felice Casorati; senza dimenticare quelli coinvolti nelle grandi imprese decorative della Biennale, è il caso per esempio di Galileo Chini. Non possono mancare coloro che per prossimità geografica e culturale furono particolarmente vicini al clima delle Secessioni, come il triestino Vito Timmel o i trentini Luigi Bonazza, Luigi Ratini e Benvenuto Disertori. Le atmosfere austriache e germaniche ispirano inevitabilmente anche l’opera dello scultore Adolfo Wildt, definito dai critici “il Klimt della scultura”. Seppur con lo sguardo volto al linguaggio nordico, alle Secessioni di Vienna e di Monaco, gli italiani rielaborano l’influsso klimtiano in modo autonomo e originale: i riferimenti sono visibili nei decori, nelle linee, nei colori e nello stile che finisce per mescolarsi alle caratteristiche artistiche locali, permettendo la nascita di nuove ricerche. D’altronde lo stesso Klimt, in quello che la curatrice della mostra illustra in catalogo come un “folgorante cortocircuito”, fu a sua volta erede della tradizione italiana. È infatti acclarato che alcune delle sue opere più note siano state realizzate a seguito dei frequenti viaggi in Italia durante i quali visitò la Basilica di San Marco e i mosaici di Ravenna, che ispirarono gli ori, i decori, la bidimensionalità. Se Klimt “rende attuali e trasforma in una sintassi rivoluzionaria le impressioni indelebili derivate dalla tradizione artistica del nostro paese”, gli artisti che influenza “con un potere di seduzione senza pari” contribuiscono al delinearsi di una parentesi unica e preziosa su cui finalmente si inizia a far luce.

 

Il percorso di mostra. Testi a parete.

La mostra si sviluppa intorno a due capolavori di Gustav Klimt (1862-1918), padre della Secessione viennese, entrati a far parte delle collezioni pubbliche italiane in occasione della Biennale di Venezia del 1910 e dell’Esposizione internazionale del 1911 a Roma. Giuditta II e Le tre età della donna, qui eccezionalmente riunite, testimoniano il passaggio e l’eredità culturale di Klimt nel nostro paese. Esse sono affiancate dalle opere dei numerosi artisti che ne furono profondamente influenzati. La fascinazione della pittura del maestro viennese, con particolare riguardo a quella del cosiddetto “periodo aureo”, si può rintracciare nel lavoro di artisti attivi a Venezia come Vittorio Zecchin, i giovani pittori di Ca’ Pesaro e Galileo Chini, con le sue decorazioni per la Biennale. Per prossimità geografica, guardano all’arte delle Secessioni mitteleuropee i trentini Luigi Bonazza, Benvenuto Disertori e Luigi Ratini, nonché i triestini Vito Timmel e Piero e Guido Marussig. Tra gli scultori, spicca Adolfo Wildt, definito “il Klimt della scultura” per le affinità stilistiche tra le sue opere, illuminate da tocchi dorati, e le forme dell’arte secessionista. Gli artisti italiani rielaborano l’influsso klimtiano in modo autonomo e originale, intrecciandolo alle caratteristiche della cultura locale e ad altri riferimenti, così da contribuire a quel cortocircuito di reciproche influenze iniziato con i viaggi in Italia di Gustav Klimt. A Venezia e Ravenna, infatti, l’artista scopre i mosaici bizantini che ispirano l’evoluzione del suo stile pittorico nei primi anni del secolo.

 

Klimt. Opere italiane

Tra le mete preferite da Klimt nei suoi frequenti viaggi in Italia vi sono Venezia e Ravenna, dove l’artista austriaco è affascinato da mosaici bizantini “di inaudito splendore”. L’amico Maximilian Lenz, che lo accompagna nel 1903, ricorda: “Per Klimt è il momento decisivo: i mosaici rutilanti d’oro delle chiese ravennati suscitano in lui un’impressione incredibile. Da allora in poi, il fasto e una certa rigida opulenza entrano nella sua arte”. Nascono, così, i quadri del “periodo aureo”, che il critico Ludwig Hevesi definisce con una parola di sua invenzione: Malmosaik, pitto-mosaico. Questo nuovo “stile musivo” è esemplificato dalle due tele qui esposte, dove l’uso della foglia d’oro o di platino esalta la ricca decorazione degli sfondi, che tendono alla bidimensionalità e risplendono di particelle e piccoli motivi ornamentali simili a murrine o pietre preziose. Le figure umane appaiono ritagliate e incastonate all’interno di queste superfici fittamente decorate, conservando il senso del volume nei volti e nei corpi nudi, mentre i vestiti, come si può vedere nella Giuditta II, diventano a loro volta mosaici colorati. Questa immagine di scandalosa bellezza, incarnazione di seduzione e morte come altre celebri femmes fatales dell’arte simbolista, viene acquistata dal Comune di Venezia per la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. Nel 1911, a seguito dell’Esposizione Internazionale di Roma che ospitava una sala personale del maestro austriaco, il Ministero dell’Istruzione acquisisce Le tre età della donna: una rappresentazione, allo stesso tempo impietosa e profondamente poetica, del ciclo della vita.

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