L’Italia diventa un museo a cielo aperto
Fino al 14 luglio proseguono visite guidate, aperture straordinarie, mostre, convegni ed esperienze in oltre 300 città. Più di 750 attività e 1.500 luoghi coinvolti. Il viaggio continua anche all’estero, da Barcellona a Bruxelles, da Riga a New York, dove le esposizioni accompagneranno il pubblico fino ad agosto
Ci sono festival che occupano una piazza, un teatro o un museo. E ce ne sono altri che provano a trasformare un intero Paese, e in questo caso una parte considerevole del mondo, in un unico museo diffuso. Art Nouveau Week, arrivata alla sua ottava edizione, appartiene alla seconda categoria. Fino a martedì 14 luglio l’Italia e numerose città straniere saranno attraversate da visite guidate, aperture straordinarie, mostre, convegni, conferenze, laboratori, attività di disegno dal vero, itinerari tematici e opere effimere realizzate sulla sabbia.
I numeri raccontano da soli le dimensioni dell’iniziativa: oltre 750 attività, più di 1.500 luoghi coinvolti e circa 300 città, distribuite tra l’Italia, l’Europa e altri continenti. Ville normalmente chiuse al pubblico, palazzi borghesi, alberghi storici, giardini, stazioni ferroviarie, cimiteri monumentali, musei, teatri, abitazioni private e quartieri costruiti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento tornano a comporre la geografia di una stagione artistica che continua a esercitare un fascino immediato.
La manifestazione è promossa dall’Associazione Italia Liberty e curata da Andrea Speziali, affiancato da un comitato scientifico e d’onore e da una rete di circa quattrocento professionisti, tra guide turistiche abilitate, accompagnatori, studiosi, ricercatori, docenti e artisti. Le sole guide coinvolte sono oltre duecentotrenta: una struttura organizzativa che permette al festival di raggiungere non soltanto le grandi capitali del Liberty, ma anche centri minori nei quali il nuovo gusto arrivò sotto forma di una ringhiera, di una vetrata, di un’insegna commerciale o della decorazione di una facciata.
Il filo conduttore scelto per il 2026 è il mare. Non soltanto il mare reale delle città costiere e delle località balneari, ma quello simbolico delle onde, delle conchiglie, delle alghe, delle creature marine e delle linee flessuose che alimentarono l’immaginario dell’Art Nouveau. Il tema attraversa le ville della Riviera, le architetture affacciate sui laghi, i palazzi dei porti europei, i vetri di Louis Comfort Tiffany, le ceramiche, i manifesti pubblicitari e le sculture di sabbia realizzate sulle spiagge italiane e straniere.
L’idea centrale del festival è semplice e insieme ambiziosa: mostrare che l’Art Nouveau non fu soltanto uno stile ornamentale, una breve stagione di fiori scolpiti e figure femminili, ma una concezione complessiva dell’arte. Tra Otto e Novecento il nuovo linguaggio entrò nelle case, nella grafica, nella moda, nella pubblicità, nell’arredamento, nei gioielli, nelle stazioni, nei caffè e nei luoghi del tempo libero. Abolì, almeno idealmente, la distanza tra le arti considerate maggiori e quelle applicate. Un edificio, una lampada, una sedia, un manifesto o un fermaglio potevano così appartenere allo stesso progetto estetico.
L’Italia raccontata attraverso il Liberty
Il programma italiano costruisce una mappa che attraversa tutte le regioni. La Lombardia appare come uno dei centri principali dell’intera rassegna. Milano, con Palazzo Castiglioni, Casa Galimberti, Casa Guazzoni, Casa Campanini e Casa Berri Meregalli, conserva una delle più alte concentrazioni di architetture Liberty del Paese. Gli itinerari tra Porta Venezia e il Quadrilatero del Silenzio permettono di leggere la città non soltanto attraverso i suoi monumenti più celebri, ma nei dettagli: ferri battuti, ceramiche, mosaici, finestre, portoni e figure femminili che animano le facciate.
La geografia lombarda si allarga poi a Como, Monza, Pavia, Cremona, Gallarate, Legnano, Busto Arsizio, Treviglio, Bergamo, Varese e al villaggio operaio di Crespi d’Adda. Qui il Liberty assume fisionomie diverse: metropolitano a Milano, industriale nei centri produttivi, raccolto nelle ville della provincia, scenografico nelle località termali e armoniosamente inserito nel paesaggio delle città lacustri.
A Cernobbio, Villa Bernasconi diventa uno dei punti di riferimento dell’edizione con due esposizioni che intrecciano architettura, arti decorative, moda e cultura del mare. Una è dedicata al Liberty di Riga, città simbolo dello Jugendstil europeo; l’altra propone una rilettura contemporanea del costume da bagno e del design tessile. Il 14 luglio la villa ospita anche un momento di approfondimento scientifico, trasformando l’edificio progettato da Alfredo Campanini in un luogo di incontro tra ricerca storica e divulgazione.
A Cadegliano, nel Varesotto, l’apertura straordinaria di Villa Toletti e dell’antica stazione ferroviaria accompagna la mostra diffusa “Il manifesto Art Nouveau. Da Metlicovitz a Mucha”, curata da Elisabetta Pasqualin, Andrea Speziali e Carla Tocchetti. Il percorso ricostruisce una stagione nella quale il manifesto diventò il nuovo volto della città moderna: non più semplice strumento commerciale, ma opera capace di fondere arte, industria, seduzione e comunicazione di massa.
La stessa mostra prosegue a Treviso, negli spazi del Museo nazionale Collezione Salce, dove resterà visitabile fino al 26 luglio. Qui, lunedì 13 luglio, il convegno “La stagione della pubblicità Art Nouveau” approfondirà la nascita dell’immagine pubblicitaria moderna, il ruolo della figura femminile, la fortuna dei grandi illustratori e la trasformazione delle strade urbane in gallerie a cielo aperto.
In Veneto il racconto prosegue tra Venezia, il Lido, Mestre, Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Marostica, Loreo e Thiene. Il Lido rappresenta uno dei luoghi nei quali il tema del mare emerge con maggiore evidenza. Le ville di Riviera San Nicolò e Riva di Corinto, il Gran Viale, l’Hotel Excelsior e il Des Bains ricordano l’epoca in cui la laguna veneziana diventò una delle destinazioni predilette dell’aristocrazia e dell’alta borghesia europea. Il Liberty contribuì in modo decisivo alla costruzione dell’immagine moderna del Lido: elegante, internazionale e sospeso tra architettura, acqua e villeggiatura.
La Liguria offre un altro capitolo fondamentale. Da Villa Grock e Villa Faravelli a Imperia fino a Villa Zanelli a Savona, il modernismo accompagna la linea della costa e la nascita della Riviera turistica. Ad Altare, Villa Rosa e il Museo dell’Arte Vetraria raccontano il rapporto tra Liberty e manifattura del vetro; a Celle Ligure, Rapallo, Chiavari, Alassio, Noli, Monterosso, Sanremo e La Spezia le passeggiate mettono in relazione alberghi, residenze, giardini e passeggiate a mare.
In Piemonte, Torino rimane una delle capitali indiscusse del Liberty italiano. L’opera di Pietro Fenoglio, le case della nuova borghesia, i quartieri cresciuti all’inizio del Novecento e le sperimentazioni nell’uso del ferro e del cemento restituiscono l’immagine di una città che guardava alle grandi esperienze europee. Gli itinerari si estendono alle località lacustri e ai centri nei quali il nuovo stile accompagnò l’espansione industriale e turistica.
In Friuli Venezia Giulia il modernismo assume invece un carattere mitteleuropeo. Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone conservano una cultura architettonica alimentata dalla Secessione viennese e dalla storia dell’Impero austro-ungarico. A Trieste gli edifici di Max Fabiani, Casa Bartoli, Casa Terni Smolars e le residenze del Borgo Giuseppino costruiscono una scena urbana nella quale il rigore geometrico incontra la luce dell’Adriatico.
L’Emilia-Romagna presenta forse una delle geografie più articolate. Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza raccontano il volto cittadino del Liberty; Faenza quello delle arti applicate e della ceramica; Castrocaro, Porretta e Salsomaggiore quello delle stazioni termali. Lungo la costa, da Bellaria a Cattolica passando per Cervia, Milano Marittima, Rimini e Riccione, il nuovo stile accompagna la nascita della villeggiatura moderna.
Le ville, gli alberghi e le pensioni della Riviera non sono semplicemente edifici decorati: sono i testimoni di un mutamento sociale. Il mare smette di essere soltanto un luogo di lavoro e diventa spazio del benessere, della cura e della rappresentazione. A Riccione il programma coinvolge anche la Fondazione Cetacea, collegando le forme organiche dell’Art Nouveau alla conoscenza dell’ambiente marino e alla tutela delle tartarughe.
Le città del Centro Italia
Nelle Marche il percorso si sviluppa tra la costa adriatica e le città dell’interno. Pesaro ospita la mostra “L’Art Nouveau in Italia. La linea organica tra natura e arti applicate”, allestita tra Palazzo Gradari e la Galleria Rossini. Ceramiche, materiali naturalistici, fotografie e cartoline storiche costruiscono un dialogo tra il Villino Ruggeri, la produzione della manifattura Molaroni, il mare e l’immaginario scientifico di Ernst Haeckel.
La Toscana propone un patrimonio che va dalle architetture urbane di Firenze e Livorno alle ville di Lucca, Pisa e Pistoia, fino alle testimonianze della villeggiatura di Viareggio. A Massa, la mostra “Spirali marine e visioni Art Nouveau”, realizzata dagli studenti del Liceo artistico “Felice Palma”, rilegge il rapporto tra le forme floreali del primo Novecento e l’universo mutevole del mare. È uno dei progetti che sopravvivranno alla conclusione ufficiale della settimana: l’esposizione resterà aperta fino al 30 agosto.
Nel Lazio, Roma offre una successione di quartieri e dimore che consentono di osservare la diffusione del nuovo stile nella capitale del Regno. Il Quartiere Coppedè, la Casina delle Civette, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi, Palazzo Tritone, il Villino Ximenes e le architetture di Prati compongono un itinerario tra arti decorative, residenze borghesi e sperimentazioni urbanistiche. Le visite raggiungono inoltre il Cimitero del Verano e il Cimitero Acattolico, dove la scultura funeraria permette di leggere un volto più intimo e simbolico del Liberty.
Sulla costa, Anzio e Santa Marinella raccontano invece la stagione delle ville e della villeggiatura. Il Paradiso sul Mare di Anzio è una delle immagini più eloquenti di questo rapporto tra architettura e paesaggio tirrenico. A Fiuggi, il modernismo si lega alla cultura termale e alla nascita di un turismo fondato sull’idea di cura, eleganza e rappresentanza.
L’Abruzzo viene attraversato da un percorso diffuso tra Pescara, L’Aquila, Sulmona, Giulianova, Teramo, Atri, Penne, Guardiagrele e Lanciano. Le passeggiate, i convegni, le attività di sketching e le iniziative sulla spiaggia mostrano una regione nella quale il Liberty si muove tra città adriatiche, borghi dell’interno e paesaggi montani. A Pescara il Teatro Michetti, Palazzo Imperato, l’Aurum e le ville di viale D’Annunzio raccontano la modernità della costa; a L’Aquila villini, logge e ferri battuti ricordano il gusto della borghesia cittadina.
Dal Mezzogiorno alle isole
In Campania, Napoli diventa il centro di una narrazione verticale. Il percorso sale dal mare verso le colline, attraversando il Petraio, Chiaia e il Vomero. Palazzo Mannajuolo, con la sua scala elicoidale, rimane uno dei capolavori più riconoscibili del Liberty italiano. A Bacoli, Villa Scalera e il paesaggio dei Campi Flegrei evocano il carattere elegante e quasi sospeso della villeggiatura d’inizio Novecento; Salerno, Aversa e altri centri della regione mostrano una diffusione meno monumentale ma altrettanto significativa del linguaggio floreale.
In Basilicata, Matera e Melfi rivelano un volto poco conosciuto della modernità meridionale. Villa Cuscianna, l’ex Acquedotto Lucano, Palazzo Pastore e la storica farmacia Carlucci testimoniano l’arrivo di nuovi modelli culturali e decorativi in un territorio tradizionalmente raccontato attraverso epoche molto più antiche.
La Calabria lega il Liberty alla ricostruzione successiva al terremoto del 1908. Reggio Calabria, Palmi, Cittanova e Bova Marina mostrano come l’architettura modernista sia diventata un linguaggio di rinascita. Il Villino Genovese Zerbi e il Villino Malgeri, costruito nel 1913, raccontano il desiderio di ricostruire guardando al futuro e all’Europa, senza rinunciare alla luce e alla cultura mediterranee.
In Puglia, Bari ospita una pluralità di iniziative tra passeggiate, incontri e mostre. Al Palazzo della Città viene presentato “Il soffio contemporaneo del Liberty”, percorso dedicato alla ricerca artistica di Andrea Speziali, mentre l’Archivio di Stato partecipa con approfondimenti sulla presenza dell’Art Nouveau nel territorio.
La Sicilia costituisce una delle aree più ricche della manifestazione. Palermo, Mondello, Catania, Messina e Taormina permettono di seguire il passaggio dalla grande stagione di Ernesto Basile alle architetture di Giuseppe Sommaruga e alle diverse interpretazioni isolane del floreale. Ai Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, nello Spazio Zero, la mostra “Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Visione e regia del Liberty italiano” approfondisce la figura di uno degli architetti più originali del primo Novecento, capace di trasformare la materia architettonica in una costruzione potente, plastica e simbolica.
In Sardegna, Iglesias, Sassari, Cagliari e Arborea raccontano un modernismo legato allo sviluppo minerario, alle trasformazioni urbane e alla nascita di nuove comunità. Anche qui il Liberty non appare come una semplice importazione, ma come un linguaggio adattato ai materiali, alle economie e alla storia del territorio.
L’arte dei cimiteri e il disegno come forma di conoscenza
Uno dei percorsi più originali dell’edizione riguarda i cimiteri monumentali. Staglieno a Genova, il Monumentale di Milano, la Certosa di Bologna, il Verano a Roma, il Vantiniano di Brescia e le necropoli storiche di Torino, Verona, Firenze, Bari, Cremona, Bergamo, Trieste e Alessandria vengono letti come città parallele.
Tra cappelle, angeli, allegorie e ritratti scolpiti, il Liberty trovò nell’arte funeraria uno dei suoi campi più intensi. La linea sinuosa si carica qui di significati legati al tempo, alla memoria, alla trasformazione e alla sopravvivenza dell’immagine. Opere di artisti quali Leonardo Bistolfi, Luigi Orengo, Adolfo Wildt, Medardo Rosso e altri protagonisti della scultura italiana permettono di comprendere come la modernità abbia modificato anche il modo di rappresentare la morte.
Accanto alle visite, il festival propone le sessioni di “Visioni Art Nouveau nel disegno dal vero”. I partecipanti sono invitati a fermarsi davanti agli edifici, osservarne le proporzioni, riconoscere i dettagli e tradurli in un disegno. È una forma di conoscenza lenta, quasi opposta alla fotografia frettolosa. Disegnare una facciata significa misurarla con lo sguardo, comprenderne il ritmo e scoprire elementi che altrimenti resterebbero invisibili.
Lo stesso principio anima le sculture di sabbia, realizzate in diverse località italiane e straniere. L’opera nasce dalla materia più fragile e provvisoria, destinata a essere modificata dal vento e dall’acqua. Proprio questa precarietà restituisce qualcosa dello spirito dell’Art Nouveau, che cercò nella natura non un repertorio da copiare, ma una forza in continuo movimento.
Il francobollo e l’atlante mondiale dell’Art Nouveau
L’edizione 2026 coincide con un altro avvenimento simbolico: l’emissione del primo francobollo italiano dedicato all’Art Nouveau, appartenente alla serie delle Eccellenze del patrimonio culturale italiano e realizzato per il Ministero delle Imprese e del Made in Italy su bozzetto di Andrea Speziali.
L’immagine riunisce alcuni elementi centrali del linguaggio modernista: il volto femminile, la chioma sinuosa, il rapporto con la natura e i motivi marini. Non è soltanto una celebrazione filatelica, ma il riconoscimento ufficiale di una stagione artistica che per molto tempo è stata frammentata sotto denominazioni locali — Liberty, Floreale, Modernismo, Jugendstil — e che viene qui ricondotta alla dimensione internazionale dell’Art Nouveau.
Alla manifestazione si accompagna inoltre un catalogo di oltre mille pagine. Il volume raccoglie il programma, gli atti scientifici dell’edizione precedente e un censimento di circa 40 mila edifici Art Nouveau nel mondo, visibili o documentati, costruito attraverso diciotto anni di ricerche. È un atlante che supera la durata della settimana e trasforma il festival in un progetto di studio e archiviazione permanente.
Fuori dall’Italia: il festival attraversa il mondo
Il programma internazionale non è un’aggiunta marginale, ma una delle caratteristiche decisive di Art Nouveau Week. Oltre trenta Paesi partecipano a questa geografia globale della Belle Époque: dall’Algeria all’Argentina, dall’Australia alla Cina, dalla Scandinavia al Mediterraneo, dai Paesi baltici alle metropoli statunitensi.
In Belgio, una delle culle storiche dell’Art Nouveau, gli ultimi giorni conducono ad Anversa, Bruxelles e Namur. Lunedì 13 luglio Bruxelles propone l’itinerario “I segreti del Liberty: Bruxelles tra magia, mito e modernità”; martedì 14 luglio la capitale belga torna protagonista con un percorso dedicato alle geometrie e ai significati simbolici delle sue architetture, mentre Namur concentra l’attenzione sugli ingressi e sulle facciate del primo Novecento. Il programma belga segue le tracce di Victor Horta e di una generazione che trasformò la casa borghese in un organismo unitario, nel quale scala, vetrata, arredo e struttura partecipavano allo stesso movimento.
In Francia, sabato 11 luglio, il festival attraversa Bordeaux, Lione, Nancy, Parigi, Strasburgo e Vincennes. A Parigi il percorso è dedicato alle architetture di Hector Guimard; a Nancy alla grande scuola delle arti applicate che riunì Gallé, Majorelle e gli altri protagonisti del modernismo francese. Lunedì 13 luglio, a Mons-en-Barœul, la visita a Villa Saint-Luc permette di approfondire l’opera di Gabriel Pagnerre.
La Germania partecipa domenica 12 luglio con gli itinerari di Darmstadt, Karlsruhe e Stoccarda. La Collina degli Artisti di Darmstadt, legata alla figura di Joseph Maria Olbrich, rappresenta uno dei luoghi nei quali il Jugendstil tentò più radicalmente di costruire un nuovo ambiente di vita. Non soltanto edifici isolati, ma un laboratorio nel quale architettura, arti applicate e quotidianità potessero fondersi.
Riga, in Lettonia, continua a raccontare la monumentalità dello Jugendstil baltico. Dopo le visite dell’11 luglio, lunedì 13 è previsto l’itinerario “Il centro dell’Art Nouveau. Figure, colori e ombre segrete del Novecento”. Mascheroni, figure femminili, animali fantastici e facciate scenografiche fanno della capitale lettone uno dei luoghi più impressionanti dell’intero movimento.
Il Nord Europa propone a Copenaghen il percorso quotidiano dedicato allo Skønvirke, la declinazione danese dell’Art Nouveau, fino al 14 luglio. Domenica 12 anche Aarhus partecipa con un itinerario sulle forme meno conosciute del modernismo danese. Stoccolma racconta invece il volto svedese dello Jugendstil, mentre Finlandia e Paesi baltici hanno contribuito alla settimana con visite a Helsinki, Oulu, Tampere, Turku, Tallinn e Tartu.
Lunedì 13 luglio il festival raggiunge Harbin, in Cina, definita la “Parigi d’Oriente” per la sua storia ferroviaria e cosmopolita. Nella stessa giornata sono in programma appuntamenti a Bratislava, in Slovacchia, a Lussemburgo e nelle città maltesi di Attard, Gzira, Marsa e Sliema. Il modernismo di Malta, meno noto rispetto alle grandi capitali europee, viene osservato attraverso ville, geometrie urbane, portali e facciate che intrecciano influenze britanniche e mediterranee.
Martedì 14 luglio il percorso continua ad Amsterdam, tra canali, edifici commerciali e decorazioni nascoste; a Varaždin, con il volto elegante del Liberty croato; e a Szeged, dove la Secessione ungherese ha lasciato un patrimonio di straordinaria coerenza. In Spagna la giornata conclusiva coinvolge Borriana, Cartagena, Castelló de la Plana, Madrid, Mataró, Palma di Maiorca e Reus, componendo un mosaico nel quale il Modernismo assume forme catalane, valenciane, insulari e castigliane.
La Spagna è anche il teatro del grande tour “Sulle orme di Gaudí”, in programma l’11 e il 12 luglio a Barcellona. Il viaggio attraversa Plaza Reial, Palau Güell, Casa Calvet, Casa Batlló, Casa Milà, Casa Vicens, Park Güell, la cripta della Colonia Güell, Torre Bellesguard e la Sagrada Família. Non si tratta di una semplice successione di monumenti, ma di un racconto dell’evoluzione di Antoni Gaudí: dagli esordi ancora legati all’artigianato e alla ceramica fino alla rivoluzione strutturale delle colonne-albero e al grande cantiere spirituale della basilica.
Fuori dall’Europa, l’Argentina partecipa con Buenos Aires e Rosario, città nelle quali il contributo degli architetti e degli artigiani europei generò una delle più ricche stagioni moderniste del Sud America. In Brasile, Belém, Curitiba, Porto Alegre e San Paolo hanno mostrato come il linguaggio floreale potesse incontrare i colori, i materiali e la vegetazione tropicale. Sulle spiagge di Arraial do Cabo, Cabo Frio, Fortaleza e Rio de Janeiro le sculture di sabbia hanno inoltre stabilito un legame diretto con il tema marino.
L’Australia è rappresentata da Melbourne e Sydney e da un progetto di scultura sulla sabbia nel Nuovo Galles del Sud. Algeri e il Cairo raccontano la presenza dell’Art Nouveau nel Nord Africa; Istanbul e le isole di Adalar ricordano l’opera di Raimondo D’Aronco e l’incontro tra modernismo europeo e cultura ottomana; Kiev, Mosca, San Pietroburgo, Samara e Nizhny Novgorod testimoniano invece la diffusione del nuovo stile nelle città dell’Europa orientale e nelle capitali imperiali.
Da Chicago a New York, l’Art Nouveau americana
Sabato 11 luglio gli Stati Uniti diventano uno dei principali scenari internazionali del festival. A Chicago, l’itinerario dedicato a Louis Sullivan permette di osservare come l’ornamento organico abbia dialogato con la nascita dell’edificio moderno e della nuova verticalità americana. Il Carson, Pirie, Scott and Company e il Krause Music Store mostrano che il grattacielo non nacque necessariamente come una forma priva di decorazione, ma anche come superficie capace di accogliere ferro, vegetazione e ritmo.
A Los Angeles, il percorso raggiunge il Bradbury Building e il Million Dollar Theatre, luoghi nei quali il modernismo assume un carattere eclettico e teatrale. A Santa Monica, il rapporto tra architettura e costa del Pacifico diventa il tema di una visita dedicata alle suggestioni Art Nouveau della California.
A New York, l’itinerario attraversa la metropoli dai teatri di Manhattan alle architetture del Bronx e del Queens, con tappe al New Amsterdam Theatre e al Bayard-Condict Building. A Winter Park, in Florida, il Charles Hosmer Morse Museum permette invece di entrare nel mondo di Louis Comfort Tiffany attraverso una delle più importanti raccolte dedicate all’artista americano.
Ed è proprio New York a prolungare idealmente il festival oltre il 14 luglio. Alla Macklowe Gallery, al 445 di Park Avenue, la mostra “Louis Comfort Tiffany. Il sogno dell’Art Nouveau”, curata da Benjamin Macklowe e Andrea Speziali, resterà aperta fino al 31 agosto 2026. Il percorso, costruito attorno al tema dell’“Impressionismo nel vetro”, mette al centro le celebri lampade di Tiffany, le superfici iridescenti, i vetri policromi e la capacità di trasformare la luce in materia artistica.
Accanto alle opere di Tiffany compaiono vetri, arredi, gioielli e sculture di Émile Gallé, Louis Majorelle, René Lalique, Alphonse Mucha, Hector Guimard, Gabriel Argy-Rousseau, Daum e altri protagonisti dell’Art Nouveau. La natura non viene riprodotta in modo letterale: è scomposta, reinventata e trasformata in colore, trasparenza e struttura.
Per questo il 14 luglio non rappresenterà una conclusione netta. Terminerà la settimana ufficiale delle visite e degli appuntamenti diffusi, ma alcune mostre continueranno a vivere: a Treviso fino al 26 luglio, a Massa fino al 30 agosto e a New York fino al 31 agosto. Il festival lascerà così una coda lunga, dall’Italia agli Stati Uniti, come se quella linea ondulata che costituisce la firma dell’Art Nouveau non volesse interrompersi.
È forse questa l’immagine che meglio riassume l’edizione 2026: una linea che parte da una ringhiera milanese, attraversa una villa siciliana, segue la costa adriatica, raggiunge i mosaici di Barcellona, le facciate di Bruxelles, i mascheroni di Riga e infine si accende nei vetri di Tiffany a New York. Una linea internazionale, mobile e ancora viva, capace di restituire alla Belle Époque non la nostalgia di un mondo perduto, ma l’attualità di un’idea: quella di portare la bellezza dentro la vita quotidiana.


