Art Nouveau Week, a Palermo la materia diventa Liberty: il laboratorio di Pietro Marino

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28 Giu

C’è un momento, nella storia dell’Art Nouveau, in cui la decorazione smette di essere ornamento e diventa pensiero. Non più soltanto linea sinuosa, fiore, onda, figura femminile, ma modo di guardare il mondo: la natura come architettura segreta, la materia come organismo vivo, la bellezza come esercizio di trasformazione. È da questa idea che prende forma, a Palermo, una delle esperienze più dense dell’ottava edizione di Art Nouveau Week, il festival internazionale dedicato al Liberty e alle arti decorative promosso dall’Associazione Italia Liberty.

Dal 10 al 12 luglio 2026, negli spazi di Spazio Zero ai Cantieri Culturali alla Zisa, in via Paolo Gili 4, lo scultore e professore Pietro Marino guiderà il workshop Il Volume della Bellezza. Tre giornate tra decorazione, materia e forme Liberty, un laboratorio di modellazione in argilla pensato come percorso pratico, artistico e sensoriale. Non una semplice attività manuale, ma un’esperienza di avvicinamento alla grammatica profonda dell’Art Nouveau: linee fluide, motivi naturali, dinamismo, tensione ornamentale, capacità di trasformare il disegno in forma tridimensionale.

Il laboratorio, articolato in tre giornate dalle 17 alle 20, accompagnerà i partecipanti dalla progettazione grafica alla modellazione vera e propria, fino alla rifinitura dell’opera. Nel primo incontro si partirà dallo studio dello stile Liberty attraverso esempi storici e forme decorative, per arrivare alla definizione di schizzi e bozzetti personali. La seconda giornata sarà dedicata alla preparazione del supporto, al trasferimento del disegno e alla costruzione del rilievo tramite tecniche di addizione e sottrazione della materia. La terza concluderà il percorso con la definizione delle superfici, delle texture e dei dettagli, fino al completamento tecnico dell’opera e alle indicazioni per l’essiccazione ed eventuale cottura.

Al termine, ogni partecipante avrà realizzato un rilievo in argilla, nel formato 20×20 o 30×30 centimetri: una piccola architettura della mano, nata dall’incontro tra ricerca visiva, progettazione e pratica artistica. Il workshop è rivolto a partecipanti di ogni ordine e grado, con posti limitati da un minimo di cinque a un massimo di dieci iscritti. La quota early bird è di 95 euro, quella standard di 120 euro, con possibilità di variazione in base all’eventuale cottura finale e alle esigenze organizzative.
Le prenotazioni sono aperte all’indirizzo [email protected] e al numero 320 8014357.

La presenza di Pietro Marino non è casuale. Nato a Palermo nel 1994, laureato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, Marino ha costruito negli anni una ricerca incentrata sul rapporto tra materia e dimensione invisibile dell’esistenza. Terracotta, marmo, cera, gesso, ceramica e resina diventano, nella sua pratica, strumenti per dare forma a ciò che normalmente sfugge allo sguardo: memoria, anima, percezione del tempo, tensione spirituale. La sua scultura non cerca l’effetto, ma la rivelazione; non si limita alla superficie, ma scava nel confine tra presenza fisica e interiorità.

Negli sviluppi più recenti del suo lavoro, il territorio siciliano assume un ruolo centrale. Paesaggi, mito, poesia e stratificazioni culturali del Mediterraneo si intrecciano in una narrazione contemporanea che tiene insieme radici e universalità. È proprio questo legame con la Sicilia, con la sua materia arcaica e insieme luminosa, a rendere il suo intervento particolarmente coerente con il tema dell’Art Nouveau Week 2026, dedicata al mare. Nel rilievo in argilla, infatti, il gesto plastico diventa una forma di ascolto: della linea, della superficie, della memoria decorativa, ma anche del paesaggio interiore di chi modella.

Accanto alla pratica artistica, Marino ha maturato significative esperienze didattiche e sociali. Ha insegnato presso il Liceo Artistico di Palermo, ha collaborato come docente volontario di scultura con persone cieche e ipovedenti e ha lavorato all’Istituto Penale per i Minorenni di Palermo come docente tutor in un progetto finanziato dall’Unione Europea. Esperienze che hanno rafforzato la sua idea dell’arte come strumento di consapevolezza, relazione e trasformazione. Il laboratorio palermitano, in questo senso, non è soltanto un esercizio stilistico sul Liberty, ma un’occasione per restituire alla manualità il suo valore conoscitivo.

L’appuntamento con Marino si inserisce in un programma più ampio di esperienze tematiche che, durante Art Nouveau Week 2026, attraversano l’Italia mettendo in dialogo arte, natura, musica, memoria, inclusione e sperimentazione. Il festival non si limita a raccontare l’Art Nouveau come fenomeno storico tra fine Ottocento e primo Novecento, ma la riattiva come linguaggio contemporaneo, capace di parlare al presente attraverso laboratori, concerti, installazioni, percorsi sensoriali e rievocazioni.

A Riccione, dall’8 al 14 luglio, la Fondazione Cetacea apre le porte al pubblico con “Natura e forme organiche nell’Art Nouveau”, un percorso dedicato al legame tra mondo marino e forme decorative. I visitatori potranno conoscere da vicino le tartarughe marine ospitate dalla Fondazione, il loro habitat, le attività di cura e riabilitazione, in un contesto educativo che unisce arte e scienza. Le forme fluide del Liberty dialogano qui con le linee naturali del mare, mentre i laboratori per bambini permettono di reinterpretare motivi decorativi e suggestioni marine attraverso il colore. A completare l’esperienza, un’esposizione di coralli e conchiglie autentiche, insieme a tartarughe imbalsamate provenienti da un sequestro dei Carabinieri CITES, come testimonianza concreta della necessità di tutelare la biodiversità.

Sempre a Riccione, l’artista Luca Corazza realizzerà dal vivo un’installazione in progress: una grande tela di un metro per quindici, ispirata alla flora marina e alle linee dell’Art Nouveau. Il pubblico potrà osservare giorno dopo giorno il processo creativo, fino al completamento dell’opera previsto per il 14 luglio. L’installazione resterà visibile per tutta l’estate lungo la passeggiata del lungomare, trasformandosi in una traccia permanente del dialogo tra natura, arte e memoria storica.

A L’Aquila, la Sala Baiocco ospita il Festival del Cinema Muto, con proiezioni di grandi pellicole d’epoca come Cabiria di Giovanni Pastrone, Il Monello di Charlie Chaplin e Il Cameramen di Buster Keaton. Una rassegna che riporta il pubblico alle atmosfere visive e narrative del primo Novecento, affiancando ai capolavori storici anche il corto contemporaneo Isolesque di Giovanni Berardi. Sempre a Sala Baiocco, l’11 luglio, l’esperienza “Sala Baiocco nella Belle Époque” ricostruirà il clima mondano e raffinato di inizio secolo attraverso danze storiche, costumi, profumi, trucco, parrucco e suggestioni gastronomiche. La Belle Époque non sarà soltanto evocata, ma messa in scena come ambiente totale, tra corpo, immagine e rito sociale.

A Cernobbio, Villa Bernasconi diventa invece luogo di ascolto e sperimentazione musicale. Il 10 luglio Antonietta Loffredo presenterà “Piano Toy Piano”, concerto per pianoforte e toy piano, in un dialogo sonoro intimo e poetico tra memoria, infanzia e ricerca contemporanea. Il programma include anche brani ispirati alla stessa Villa Bernasconi, trasformando motivi decorativi, trame e ritmi dell’edificio in materia musicale. Il 14 luglio, sempre nella villa, il progetto “Tutti al mare!” racconterà il lavoro degli studenti del Master in Textile Design Product Research and Sustainability dell’Accademia di Como – Aldo Galli – IED Network, in collaborazione con Tessitura Taiana Virgilio: un percorso che reinterpreta il Liberty su tessuti contemporanei, traducendo onde, linee e suggestioni marine in nuove superfici decorative. La chiusura sarà affidata al concerto “Romanza Italiana!”, omaggio alla tradizione vocale da camera e alle romanze di Francesco Paolo Tosti, con il soprano Ivanna Speranza e la pianista Enrica Ciccarelli.

A Bologna, l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza ospita “L’altro Liberty”, esperienza sensoriale oltre lo sguardo. Il laboratorio, in programma l’11 e il 14 luglio, affronta il tema della disabilità visiva e della percezione tattile, coinvolgendo partecipanti vedenti e non vedenti in un percorso condiviso. Attraverso modelli ispirati all’estetica Liberty, l’arte diventa strumento di inclusione, ascolto e comprensione delle forme. Interverranno Loretta Secchi, curatrice e responsabile scientifica del Museo Tattile Anteros, e Fabio Fornasari, direttore scientifico e responsabile artistico del Museo Tolomeo.

Palermo, accanto al workshop di Pietro Marino, ospiterà anche due esperienze dedicate al mare e alla composizione artistica contemporanea. Il 12 luglio, con “Le Cornici del Mare”, i partecipanti saranno guidati dal professor Andrea Speziali nella realizzazione di cornici artistiche ispirate alle forme marine e al Liberty, utilizzando conchiglie, coralli ed elementi naturali selezionati e autorizzati, nel rispetto delle normative ambientali e dei certificati CITES. Il 13 luglio, con “Il Mare del Liberty e le onde Art Nouveau”, l’esperienza proseguirà con una giornata di pittura en plein air dedicata all’acquerello e all’interpretazione contemporanea delle atmosfere marine. La cornice decorata diventerà così supporto e parte integrante dell’opera pittorica, in un dialogo tra artigianato, paesaggio e immaginazione.

Nel suo insieme, il programma delle esperienze tematiche di Art Nouveau Week 2026 disegna una geografia sensibile del Liberty. Non soltanto visite, convegni o mostre, ma occasioni per entrare fisicamente nei linguaggi dell’arte: toccare l’argilla, ascoltare un pianoforte storico, osservare una tartaruga marina, seguire la nascita di una grande tela, percepire una forma attraverso il tatto, rivedere il cinema delle origini, danzare nelle atmosfere della Belle Époque.

In questo quadro, il laboratorio di Pietro Marino rappresenta uno dei momenti più emblematici: perché restituisce al Liberty la sua dimensione primaria, quella della materia che prende forma sotto le mani. L’Art Nouveau, nata per unire arte e vita, decorazione e architettura, natura e artificio, torna così a essere esperienza diretta. Non un repertorio da contemplare a distanza, ma un linguaggio da attraversare, modellare, reinventare. A Palermo, tra la Zisa e il Mediterraneo, la bellezza ritrova il suo volume.

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